
Il libro è un viaggio fotografico nell’universo della sfoglia bolognese, un patrimonio culturale che va ben oltre la cucina. Attraverso immagini in bianco e nero, l’autore racconta un’arte antica che continua a vivere nelle case, nei laboratori artigianali, nelle scuole di cucina e nei luoghi simbolo della città. Una scelta stilistica che elimina il superfluo e concentra l’attenzione sui protagonisti: le persone, i volti, le mani e la materia.
Sfogline e sfoglini diventano così custodi di una tradizione che attraversa le generazioni. Accanto alle storiche arzdôure, figure centrali della cultura popolare emiliana, emergono giovani appassionati e professionisti provenienti da tutto il mondo che arrivano a Bologna per imparare i segreti della pasta fresca. Non si tratta soltanto di apprendere una tecnica culinaria, ma di entrare in contatto con un’identità collettiva che ha fatto del cibo uno strumento di socialità, memoria e appartenenza.
Nel racconto trovano spazio anche le nuove forme di ospitalità gastronomica, dagli home restaurant allo street food che anima vicoli e portici del centro storico, fino ai volontari delle tradizionali Feste dell’Unità, luoghi in cui la sfoglia continua a rappresentare un elemento di incontro e partecipazione comunitaria.
Il volume offre così uno sguardo autentico su una Bologna che conserva le proprie radici pur aprendosi al mondo. Una città dove la sfoglia non è soltanto un prodotto gastronomico, ma un linguaggio universale capace di raccontare il lavoro, la passione e il senso di comunità che caratterizzano il territorio.
Ne parliamo con Luca Bolognese, autore del libro, per scoprire come è nato questo progetto e quale futuro immagina per una delle tradizioni più rappresentative della cultura bolognese.
A breve l’intervista