Mettere ordine dove c’è disordine. Difendersi dall’infodemia.

7 minuti con Giovanna Cosenza, docente di semiotica all’Università di Bologna, Scienze della Comunicazione sul tema Comunicazione e Informazione nell’era del COVID19.

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Nove lunghi mesi di informazione e comunicazione e una pandemia mai vista.  Che cosa è mancato nella comunicazione e nell’informazione istituzionale, mediatica e social in questo periodo? 

Innanzitutto ricordiamoci che ci sono state diverse fasi della pandemia che sono state accompagnate da diverse modalità comunicative e informative; perciò risulta impossibile considerare questo periodo complessivamente dal punto di vista della comunicazione.

In maniera sintetica la fase 1, quella di inizio dell’emergenza, è stata caratterizzata da una comunicazione orientata nella stessa direzione anche se il Presidente del Consiglio Conte è stato affiancato da rappresentanti della Protezione Civile e da scienziati e virologi: c’è stato l’annuncio molto forte della chiusura e ci veniva richiesto di stare a casa. Un annuncio che ha avuto una certa efficacia perché di fatto il risultato è stato ottenuto.  Abbiamo avuto una chiusura certamente più serrata rispetto a tutti gli altri paesi europei. 

Il messaggio univoco era quello di stare a casa per un periodo limitato di tempo con il fine di contenere la diffusione del CoVID19 ed era chiaro. L’emozione dominante era la paura ma all’orizzonte c’era l’idea della temporaneità e di poter uscire dalla fase 1. Poi è arrivata la fase della riapertura che è stata gestita un po’ meno bene e in maniera confusa. La comunicazione ha cominciato ad andare in direzioni diverse sia sul fronte delle tempistiche di apertura e chiusura sfasate che sui  problemi economici, i fondi europei, il tutto mitigato dall’arrivo dell’estate che ha distratto noi cittadini che siamo diventati tutti un po’ negazionisti pensando che tutto fosse finito.

Beh Giovanna non tutti hanno pensato che l’emergenza fosse finita…

Non tutti si ma anche gli esperti e i virologi stessi erano divisi sull’arrivo dell seconda ondata e della sua gravità. C’erano gli ottimisti e i pessimisti ma aleggiava comunque la speranza che non succedesse di nuovo quanto successo a marzo. 

Adesso siamo ripiombati nella confusione con un’aggravante: la confusione della riapertura andava verso appunto l’apertura mentre la confusione di ora va purtroppo verso una chiusura, va verso lunghi mesi con un periodo ancora più lungo e noi siamo stanchi, esasperati e c’è la grande paura della crisi economica che non è una paura ma è la certezza che le cose non vanno bene. Purtroppo ciò che manca adesso è un messaggio chiaro e univoco da parte delle istituzioni e anche dei media che potrebbero chiarire ciò che chiaro non è p che è complesso. Ci sono delle ipotesi, delle possibilità. Le persone non sono stupide, se gli presenti le diverse strade percorribili capiscono e agiscono di conseguenza rispettando le indicazioni. Non si può continuare a generare confusione e, dal mio punto di vista, giornalisti e giornaliste potrebbero fare un lavoro di coscienza etica con il fine di non aumentare la confusione, di non soffiare sulla confusione perché fa notizia un titolo gridato piuttosto che un altro. Sarebbe utile un lavoro di ponderazione e di contenimento.
I social non sono altro che uno specchio di ciò che c’è fuori. Non faccio differenza tra rete e mondo reale, ormai tutta Italia è sui social.

Le istituzioni hanno utilizzato un linguaggio troppo tecnico?

Non il problema non è quello di una parola tecnica che si impara velocemente, le persone capiscono ma piuttosto quello di sovrapporre i messaggi. Certo la situazione è complessa e non c’è un’unica soluzione ma vanno date alternative chiare! 

Come proteggersi da quella che la stessa OMS ha definito una infodemia, soprattutot infase iniziale, con una montagna di informazioni anche contrastanti….

Lo dico come lo direi a un mio studente o a una mia studentessa Se c’è una nuvola confusa che vaga nel cielo trova tu le alternative chiare, fai delle ipotesi.  Prendi carta e penna o prendi uno strumento digitale e elenca le alternative in campo. E ce ne sono! Trova tu il bandolo della matassa. È l’unico modo! Ragionare il più possibile mettendo ordine là dove c’è disordine; è chiaro che dovrebbe farlo la comunicazione pubblica e i media …

Siamo arrivate a 7 minuti quindi invitiamo anche i nostri lettori a dedicare tempo al ragionamento rinunciando magari a qualche commento affrettato sui social. Grazie Giovanna Cosenza buona giornata e in bocca al lupo per il tuo nuovo libro “Cerchi di capire, prof”.