
La mostra curata da Biba Giacchetti, prodotta e organizzata da Civita Mostre e Musei in collaborazione con il Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna, nasce dal desiderio di raccontare non soltanto il fotografo che ha saputo trasformare la quotidianità in immagini divenute patrimonio della memoria collettiva, ma soprattutto l’uomo dietro l’obiettivo: il padre, il marito, l’amico, il viaggiatore, l’osservatore instancabile della condizione umana.
Il percorso espositivo riunisce circa un centinaio di fotografie che attraversano l’intera carriera di Erwitt, affiancando ai suoi lavori più celebri un importante nucleo di immagini provenienti dalla sua collezione privata, molte delle quali mai esposte al pubblico.
Il progetto intende offrire una nuova chiave di lettura della sua opera, mostrando come anche le fotografie più conosciute nascano da frammenti di biografia per superarne immediatamente i confini. Dal racconto intimo e profondamente personale di Erwitt emerge una fotografia universale: pur affondando le radici in esperienze private, le sue immagini isolano emozioni e sentimenti che appartengono all’intero genere umano, ed è questa capacità di parlare a tutti a renderle straordinariamente senza tempo.
Più che una retrospettiva cronologica, Elliott Erwitt. L’arte di osservare si configura come un ritratto in movimento, capace di intrecciare memoria privata e storia collettiva, restituendo al pubblico la complessità di uno sguardo che ha segnato la fotografia del Novecento.
La scelta della sede espositiva bolognese conferma la vocazione del Museo Civico Archeologico a creare efficaci collaborazioni e sinergie che spaziano dall’archeologia alla fotografia, per offrire al pubblico esposizioni di alta qualità e forte interesse.
Il percorso espositivo
Il percorso si sviluppa attraverso cinque sezioni, che accompagnano il visitatore nella vita e nell’opera dell’autore. Alle immagini che hanno reso celebre Elliott Erwitt nel mondo – fotografie entrate nell’immaginario collettivo sin dalla storica esposizione The Family of Man, curata da Edward Steichen al Museum of Modern Art di New York nel 1955 – si affianca un capitolo completamente dedicato alla sua produzione più personale. Qui la fotografia assume la forma del diario, senza mai ridursi a un semplice album di famiglia: dalle immagini private affiorano emozioni, relazioni e gesti nei quali ciascuno può riconoscersi.
Le immagini raccontano la vita privata dell’autore: le mogli, i figli, gli amici più cari, il maestro Edward Steichen, ritratto insieme alla sua prima figlia, e Sammy, il fedele cane che lo accompagnò per molti anni. Anche fotografie ormai universalmente conosciute vengono restituite al loro contesto originario. Il celebre ritratto della piccola Ellen osservata dalla madre, ad esempio, non viene presentato soltanto come una delle immagini simbolo della fotografia del Novecento, ma come un momento della vita familiare di Erwitt capace di trasformarsi, quasi inconsapevolmente, in un’icona universale.
Alcune opere esposte appartengono a un corpus finora inedito e vengono presentate per la prima volta.
Ogni fotografia è accompagnata da un testo che ne ricostruisce il contesto umano, affettivo e biografico, offrendo una lettura che va oltre l’immagine e restituisce il racconto della vita da cui essa è nata.
Il progetto curatoriale
Il cuore del progetto risiede nella volontà di mostrare come la fotografia di Elliott Erwitt sia sempre stata profondamente autobiografica. La sua ironia, spesso interpretata come cifra stilistica, nasce in realtà da una straordinaria capacità di osservare l’esistenza nelle sue contraddizioni, nei suoi momenti di tenerezza, nelle sue fragilità e nella sua imprevedibile leggerezza.
Le fotografie private dialogano con i grandi reportage, con gli eventi che hanno segnato il Novecento e con i celebri ritratti delle personalità della politica, del cinema e della cultura internazionale.
Il funerale del Presidente John Fitzgerald Kennedy, gli incontri con le grandi star del cinema, le immagini di strada, la vita familiare e gli episodi del quotidiano vivere convivono nello stesso racconto, dimostrando come per Erwitt non sia mai esistita una
separazione tra storia e vita.
L’intero percorso è attraversato dalla sua inconfondibile ironia: uno sguardo capace di raccontare la realtà senza retorica, con eleganza, compassione e straordinaria lucidità.
L’Italia nella vita di Elliott Erwitt
Un capitolo significativo della mostra è dedicato al rapporto tra Elliott Erwitt e l’Italia. Prima dell’emigrazione negli Stati Uniti, trascorse a Milano un periodo fondamentale della propria formazione.
A dieci anni, a causa delle leggi razziali fasciste, fu costretto a lasciare l’Italia con la famiglia: un allontanamento forzato che non incrinò mai il suo profondo legame con il nostro Paese. Al contrario, continuò ad amare l’Italia e a tornarvi per tutta la vita, mantenendo con essa un rapporto di affetto e appartenenza che non venne mai meno. Quegli anni milanesi furono decisivi per la costruzione del suo immaginario visivo e della sua sensibilità culturale.
L’Italia rappresentò per lui molto più di un luogo dell’infanzia: fu una vera patria sentimentale, destinata a riaffiorare costantemente nella sua memoria e nel suo modo di guardare il mondo. Questo legame emerge lungo tutto il percorso espositivo, nelle immagini e nei testi, contribuendo a delineare una biografia profondamente europea e internazionale.
I testi della mostra
Le fotografie sono accompagnate da testi inediti scritti dalla curatrice della mostra Biba Giacchetti, che ha condiviso con Elliott Erwitt oltre trent’anni di collaborazione professionale e amicizia. Questa lunga vicinanza personale e professionale ha consentito l’accesso a materiali, racconti e testimonianze inedite che costituiscono il nucleo più originale del progetto espositivo.
La mostra propone così non soltanto una rilettura critica dell’opera di Erwitt, ma anche il racconto della sua vita attraverso ricordi personali, conversazioni e testimonianze dirette che restituiscono episodi spesso sconosciuti della sua vita, offrendo una lettura inedita delle opere e mettendo in luce il rapporto profondo tra esperienza personale e creazione artistica. Ne emerge un racconto che intreccia memoria, biografia e fotografia, permettendo al visitatore di conoscere non soltanto il grande autore, ma anche l’uomo. Proprio da questa dimensione intima e personale nasce la forza universale della sua fotografia: immagini che, pur partendo da esperienze private, parlano a ciascuno di noi e restituiscono emozioni condivise, capaci di attraversare il tempo.
Biografia
Elliott Erwitt, all’anagrafe Elio Romano Erwitz, nasce a Parigi da una famiglia di emigrati russi, nel 1928.
Passa i suoi primi anni in Italia, a Milano. A dieci anni, a causa delle leggi razziali fasciste, è costretto a lasciare l’Italia con la famiglia, trasferendosi prima in Francia e poi, nel 1939, negli Stati Uniti: inizialmente a New York e, due anni dopo, a Los Angeles. Il legame con l’Italia, tuttavia, non verrà mai meno: Erwitt continuerà ad amarla e a tornarvi per tutta la vita.
Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavora in un laboratorio di fotografia che sviluppa stampe “firmate” per i fan delle star di Hollywood. La grande opportunità gli viene offerta dall’incontro, durante le sue incursioni newyorchesi a caccia di lavoro, con personalità come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker, che amano le sue fotografie al punto da diventare i suoi mentori.
Nel 1949 torna in Europa, viaggiando e immortalando realtà e volti in Italia e Francia. Questi anni segnano l’inizio della sua carriera di fotografo professionista.
Chiamato dall’esercito americano nel 1951, continua a lavorare per varie pubblicazioni e, contemporaneamente, anche per l’esercito stesso, mentre soggiorna in New Jersey, Germania e Francia.
Nel 1953, congedato dall’esercito, Elliott Erwitt viene invitato da Robert Capa, socio fondatore, a unirsi a Magnum Photos in qualità di membro fino a diventarne presidente nel 1968 per tre mandati.
Oggi Erwitt è riconosciuto come uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi. I suoi libri, i saggi giornalistici, le illustrazioni e le sue campagne pubblicitarie sono apparse su pubblicazioni di tutto il mondo per oltre quarant’anni.
Pur continuando il suo lavoro di fotografo, Elliott Erwitt negli anni Settanta comincia a girare film. Tra i suoi documentari, si ricordano Beauty Knows No Pain (1971), Red White and Blue Grass (1973), il premiato dall’American Film Institute The Glass Maker of Herat (1997). Negli anni Ottanta Elliott Erwitt produce diciassette commedie satiriche per la televisione per l’emittente Home Box Office. Dagli anni Novanta ha continuato a svolgere un’intensa vita professionale toccando gli aspetti più disparati della fotografia.
Ad oggi, i libri di fotografia pubblicati da Erwitt sono più di 45, tra cui The Private Experience (1974), Son of Bitch (1974), Museum Watching (1998), Personal Best (2006), Elliott Erwitt’s Kolor (2013), Found, not Lost (2021).
Muore a New York il 29 novembre 2023 all’età di novantacinque anni.
La sua opera continua a rappresentare uno dei punti più alti della fotografia umanista contemporanea.
Accompagna la mostra un volume pubblicato da Orion 57.
SCHEDA TECNICA
Elliott Erwitt. L’arte di osservare
A cura di
Biba Giacchetti
Periodo di apertura
1 ottobre 2026 – 28 febbraio 2027
Sede
Museo Civico Archeologico
Via dell’Archiginnasio 2, Bologna
Orari
Lunedì – venerdì 10.00 – 18.00
Sabato, domenica, festivi 10.00 – 19.00
Martedì (non festivi) chiuso
Biglietti
Audioguida inclusa nel biglietto di ingresso
Open € 17,00
Intero € 16,00
Ridotto € 14,00 per gruppi di almeno 8 e max 25 visitatori e titolari di convenzioni appositamente attivate
Ridotto speciale € 10,00 per studenti universitari e giovani 11 – 20 anni
Ridotto bambini € 6,00 per giovani 6 – 10 anni
Gratuito per minori di 6 anni, 2 accompagnatori per classe e accompagnatore di persone con disabilità
Diritto di prenotazione: € 1,00 a persona | € 0,50 a persona (studenti e bambini 6 – 10 anni)
Informazioni
www.civita.art