
Il cammino durante l’inaugurazione delle opere di Mario Airò e Rachele Maistrello, 23 maggio 2026
Foto Ornella De Carlo
Courtesy Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Un progetto promosso dall’Unione Comuni Appennino Bolognese e coordinato dal MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, che intreccia arte contemporanea, saperi locali e territorio lungo la Via della Lana e della Seta.
Fruibili in via permanenti tre nuove opere di arte pubblica: Ciglia di Attila Faravelli ed Enrico Malatesta a Castiglione dei Pepoli, Sorgente Zoe di Mario Airò a Burzanella e Fuochi fatui di Rachele Maistrello a Grizzana Morandi.
Giunge a conclusione Fare comunità: arte pubblica lungo la Via della Lana e della Seta, il progetto che intreccia arte e cultura territoriale tra le bellezze naturali dell’Appennino Tosco-Emiliano, dopo aver reso fruibili in maniera permanente tre nuove opere di arte pubblica: Ciglia (2024) di Attila Faravelli (Milano, 1976) ed Enrico Malatesta (Cesena, 1985) a Castiglione dei Pepoli, Sorgente Zoe (2026) di Mario Airò (Pavia, 1961) a Burzanella e Fuochi fatui (2026) di Rachele Maistrello (Vittorio Veneto, 1986) a Grizzana Morandi.
L’iniziativa è parte di un programma triennale promosso dall’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese nel contesto del progetto PNRR – finanziato dall’Unione Europea Next Generation EU – CLoSER Comunità Locale Sostenibile Ecologica e Rurale (M2 C1 I 3.2 – Green Community) e coordinato dal MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Museo Civici del Comune di Bologna, con la curatela di Caterina Molteni.
Lungo la Via della Lana e della Seta il paesaggio non è solo sfondo ma spazio vivo di relazione, attraversamento e immaginazione condivisa ed è qui che ha preso forma Fare comunità: arte pubblica lungo la Via della Lana e della Seta, il progetto che si è sviluppato nell’arco di tre anni attraverso un confronto costante con le comunità locali e le associazioni attive sul territorio, intrecciando l’arte contemporanea ai saperi locali.
Nel dialogo aperto con il patrimonio artistico, culturale e naturalistico dell’Appennino, sono state attivate nuove possibilità di incontro tra persone e luoghi, facendo emergere il paesaggio come bene comune e spazio di pensiero condiviso.
Il C.A.I. Club Alpino Italiano Sottosezione di Bologna “Roberto Venturi” Castglione dei Pepoli – Val Brasimone ha accompagnato Attila Faravelli ed Enrico Malatesta nella definizione del percorso d’ascolto di Ciglia, un circuito di esercizi sonori che si sviluppa dal Rifugio Abetaia Ranuzzi Segni di Castiglione dei Pepoli a Rasora, invitando a riconsiderare la consueta percezione del paesaggio.
L’Associazione Fulvio Ciancabilla APS, impegnata nella divulgazione dell’antico mestiere dello scalpellino, così come la Pro Loco Burzanella hanno affiancato la produzione di Sorgente Zoe di Mario Airò, una fontana in pietra collocata nei pressi del Monumento ai Caduti di Burzanella che mette in relazione la possibile origine del luogo con la presenza della sorgente del torrente Vezzano.
La Proloco di Monteacuto Ragazza e il Comune di Grizzana Morandi hanno invece supportato Rachele Maistrello nel dialogo con gli abitanti e nella raccolta di storie legate al territorio che hanno nutrito l’immaginazione di Fuochi fatui, un insieme di sculture installate nel prato dei Fienili del Campiaro che si inseriscono nel contesto naturale attivando un gioco di riconoscimenti e slittamenti percettivi tra presenze naturali e fantasmagoriche.
Ogni opera è stata pensata facendo propria una sensibilità precisa, quella di leggere il paesaggio come “un grande racconto materiale” (Serenella Iovino), in cui la creatività contemporanea diventa strumento di lettura e interpretazione. In questa prospettiva, l’idea di comunità si apre alla possibilità di una “comunità impersonale”: una trama di relazioni che eccede l’umano e include luoghi, materie, memorie e presenze più che umane, chiamando in causa chiunque entri in contatto con questo territorio – non solo i suoi abitanti, ma anche ogni camminatore che attraversa la Via della Lana e della Seta.
A sancire simbolicamente questo passaggio di responsabilità e appartenenza verso il paesaggio appenninico, il 23 maggio scorso una camminata collettiva ha inaugurato le due opere Sorgente Zoe e Fuochi fatui collegando Burzanella e Grizzana Morandi attraverso il percorso stesso.
Opere
Attila Faravelli, Enrico Malatesta, Ciglia, 2024
5 elementi, cartelli in alluminio, pali in legno, sito web (www.ciglia.eu)
Rifugio Abetaia Ranuzzi Segni, Castiglione dei Pepoli (BO)
L’opera Ciglia è stata concepita in dialogo con il paesaggio naturalistico di Castiglione dei Pepoli e si struttura come un circuito di esercizi di ascolto pensati per riconsiderare la nostra lettura del paesaggio.
“Ascoltare” è inteso dagli artisti come una pratica espansa che non coinvolge solamente le nostre orecchie ma vede la partecipazione di tutto il corpo e del contesto in cui è posizionato. Attraverso semplici pratiche basate su forme rudimentali di ascolto, il corpo dei camminatori viene sollecitato, trasformando piccole intuizioni in indizi per leggere le relazioni infinite che intercorrono tra essere umano e ambiente.
Ciglia, mentre mette in luce queste dinamiche, propone l’ascolto come esercizio di cura e condivisione. Chi ascolta in modo profondo, infatti, esercita una specifica forma di attenzione che dal particolare, l’esercizio in questo caso, porta ciascuno di noi a interessarsi per ciò che è esterno, entrando in una connessione consapevole con l’altro, sia esso umano o non umano. Ascoltare il paesaggio, disporsi in modo ricettivo verso di esso, diventa oggi una postura fondamentale per riconoscere il proprio ruolo e le proprie responsabilità verso il paesaggio che ci circonda.
Le istruzioni di Ciglia sono disponibili su quattro cartelli posti lungo il sentiero che va dal Rifugio Abetaia Ranuzzi Segni a Rasora e nel sito web, che funge da estensione del progetto raccogliendo approfondimenti e contenuti inediti.
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Mario Airò, Sorgente Zoe, 2026
Pietra arenaria, meccanismi idraulici, acqua, sasso fossile
Burzanella (BO)
L’opera nasce dalla ricerca sulla possibile origine di Burzanella, ipotizzata dall’artista in relazione alla vicinanza della sorgente del torrente Vezzano, elemento capace di rendere il luogo favorevole alla presenza umana. Pur restando invisibile, questa presenza sotterranea diventa il centro simbolico dell’intervento. Airò la evoca attraverso una fontanella a tronco piramidale in arenaria, pietra locale, concepita come un segno di fondazione. Nella fontanella, l’acqua, attivata dal gesto quotidiano del bere, scorre anche in un piccolo alveo scolpito nella pietra, richiamando il corso del torrente e rendendo percepibile la continuità tra paesaggio naturale, memoria geologica e storia dell’insediamento umano. Sulla sommità è incastonato un ciottolo raccolto dall’artista, al cui interno una conchiglia testimonia l’incontro tra elemento minerale e biosfera. In questo oggetto, il guscio ha interagito con l’acqua e i processi di erosione, dando forma a quello che l’artista definisce un “sasso-seme”. Come spesso accade nelle opere di Airò, forme e fenomeni naturali vengono restituiti al pubblico per mostrarne la complessità, la profonda relazione e interdipendenza che intessono con esseri umani e non.
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Rachele Maistrello, Fuochi fatui, 2026
5 elementi, stampa UV su alluminio, forex, anima interna in tubo quadro di alluminio, resina
Grizzana Morandi, Fienili del Campiaro (BO)
A metà tra forme naturali e processi di trasformazione alchemica, le sculture emergono dal terreno come presenze enigmatiche che interrompono il manto erboso. Disposte ai margini del bosco come apparizioni silenziose, evocano fenomeni effimeri e instabili, come i cosiddetti “fuochi fatui”: fiammelle che, nelle notti estive, appaiono sui terreni umidi e che nei secoli sono state associate a misteriose manifestazioni soprannaturali. Le forme derivano dall’ingrandimento di gocce d’acqua: alcune colte nel loro divenire gravitazionale, altre rielaborate digitalmente fino a generare morfologie ibride. L’opera si inserisce in una più ampia ricerca dell’artista, in cui l’uso di sagome e cut-out introduce elementi artificiali nello spazio reale, generando cortocircuiti percettivi. In Fuochi fatui, questo dispositivo si espande in chiave ambientale e site-specific: le sagome si traducono in presenze scultoree che abitano il paesaggio, attivando uno slittamento tra realtà e finzione. Lungi dall’essere soltanto perturbanti, queste presenze assumono una qualità generativa e relazionale: rimandano alla capacità della materia di produrre immagini dotate di valore narrativo, così come alla tendenza umana a riconoscere forme familiari nel dato naturale (pareidolia). Si configurano così come dispositivi di appartenenza, capaci di attivare risonanze intime e collettive: ogni forma attende di essere riconosciuta.
Informazioni
Via della Lana e della Seta
www.viadellalanaedellaseta.com