ArteFiera 2026 -LUOGHI NASCOSTI, ARTE SCOPERTA

 

credit Croce Rossa Bologna Palazzo Fava Marescotti -Roberta Righini 

di Simona Pinelli

Sono ormai 11 anni che mi accingo, ogni inizio gennaio, a vagliare decine e decine di mail,
whatsapp, post su facebook, volantini trovati nei bar, chiacchiere carpite ad un aperitivo e
via andando, per arrivare verso fine mese a proporre il mio tradizionale itinerario dei luoghi
più off e – perché no – nascosti della nostra amatissima Art City. Beh, e quest’anno cosa
mi combina lo Special Program sempre con la curatela di Caterina Molteni? Non mi invita
artiste e artisti italiani e internazionali a intervenire in spazi solitamente non fruibili a scopo
espositivo, luoghi dimenticati o poco noti al grande pubblico? E quindi io che faccio?

Raccolgo la sfida e vado su luoghi ancora più nascosti e, se non dimenticati, sicuramente
ancora da scoprire al grande pubblico e, ci metto anche il carico da undici, quasi tutti con
esposizioni site specific. Tiè!

In apertura, però, non posso esimermi come sempre, dal riservare un accenno all’adorato
BOOMing Contemporary Art Show, la ormai storica fiera parallela che sonda le
nuovissime tendenze più contemporanee del contemporaneo; di nuovo a Palazzo Isolani,
presenta un tema tutto da scoprire #RICONCILIAZIONE. Altro luogo da citare è Palazzo
Boncompagni, che in verità ormai è un luogo ampiamente riscoperto, ma quando a
curare le mostre c’è una fuoriclasse come Silvia Evangelisti e come soggetto c’è IL Mostro
Sacro Michelangelo Pistoletto non ci si può esimere.; ecco quindi che il 2 febbraio (ad
inviti) apre Dalla cittadellarte allo Statodellarte (3 febbraio-3 giugno) una retrospettiva
che comprende opere storiche e progetti che attraversano oltre sessant’anni di ricerca
dell’artista ora ultranovantenne, ma ancora energico come un ragazzino, centrati sul
rapporto tra arte, società e politica.

E proprio da Silvia Evangelisti partiamo per il nostro viaggio nei luoghi nascostissimi; la
nostra infatti cura anche una mostra nella splendida sede bolognese della Croce Rossa
Italiana, Palazzo Fava Marescotti. Per chi non lo avesse mai visto, il 29 gennaio alle
18.00 (fino all’8 febbraio) non può mancare all’inaugurazione di INTRECCI: l’Universo
come Specchio di Simona Gabriella Bonetti un progetto studiato appositamente che
mette in dialogo gli affreschi tardo manieristi della bellissima Sala del Camino con la
ricerca contemporanea dell’artista allestita nella stessa sala. Due percorsi, ispirati
all’Antico Testamento e allo Zodiaco, temi degli affreschi, che intrecciano tempo storico,
cosmologia e dimensione interiore, valorizzando il contesto architettonico e il ciclo pittorico
del palazzo.

Da qui in pochi passi siamo ai Giardini Margherita e più in specifico alla Centrale Re-Use
With Love, gestito dall’omonima associazione, che a luoghi dimenticati e riscoperti non ha
competitor, esempio incredibile di rigenerazione urbana senza eguali a Bologna. Qui si
svolgeranno ben 3 progetti che sono accomunati dalla curatela di… me stessa, se mi si
consente la “licenza poetica”. Nella sala centrale Alessandro Brighetti presenta Gutta,
mostra multimediale site specific che cerca ad attivare le sinapsi e invita a immergersi
nella questione antropica attraverso scultura, video e carta, per riflettere su cura e spreco
e sul rapporto fragile tra uomo e ambiente, tra arte e scienza attraverso forme che
dialogano con energie invisibili. Nello spazio segreto (questo si che è uno spazio
raramente aperto al pubblico!) è allestita All’Altezza dell’arte. La collezione di Riccardo,
collezionista fin dalla nascita e ora 24enne, che espone le sue opere partendo dall’idea
che tutti siano all’altezza dell’arte contemporanea. L’allestimento racconta la sua crescita
attraverso opere scelte nel tempo, allestite ad altezze diverse per seguire il mutare del suo
sguardo con il passare dell’età. Chiude la trilogia Eccesso di Stagione di Marco
Grassivaro e Ispira Creative Company, un videomapping che anima le architetture della
Centrale Re-Use With Love, riflettendo sul fast fashion, sull’iper-consumismo e sulla
perdita di valore dell’abito, divenuto scarto.

Passiamo poi, senza seguire un itinerario preciso, che sono certa costruirete da soli, agli
spazi amatissmi che spesso coincidono con il concetto di “spazio nascosto”. Eccoci quindi
ad Alchemilla, che si trova dentro lo splendido Palazzo Vizzani Sanguinetti, dove si svolge
un evento unico in tutta Art City: Artisti marziali in cui Il 2, 7 e 8 febbraio 2026 dodici
artisti si confrontano in sei incontri senza moderatori, con interviste reciproche dal vivo,
come se fossero in un ring. Eh si, perché anche nell’arte si riflettono disciplina, tecnica,
resistenza e la parola si trasforma in pratica di rischio e ascolto, offrendo un confronto
diretto e spiazzante.

Altro spazio del cuore è Il LabOratorio degli Angeli, ospitato in una ex chiesa, che
presenta un progetto speciale di Francesco Gennari, a cura di Leonardo Regano, dal
titolo Perché mi guardi così? dove l’artista realizzerà un intervento site-specific
immaginando un “aperitivo” senza persone, né bar e né bicchieri nel tentativo di evocare
un gioco di sguardi che vive solo nella forma geometrica liquidi alcolici/ sculture in bronzo.

Recentemente aperto anche il pubblico (anche se in rare occasioni) è poi l’hortus
conclusus della Fondazione Zucchelli (solo nei giorni di ArteFiera) che con il suo marchio
ZuArt sostiene i giovani talenti dell’Accademia di Bologna; per il 2026 ecco quindi All of a
sudden, progetto espositivo tra ARTEFIERA e ART CITY. In mostra i vincitori dei premi
2025 e un’installazione interattiva di videomapping dedicata a Carlo Zucchi.

Altro luogo sicuramente da svelare è Maison d’Artiste, che in verità è una casa privata in
Via Vizzani 8 che diventa, a volte, contenitore eclettico che fonde pubblico e privato per
nuove sinergie tra quotidianità e creatività. Qui, solo nei giorni di Art City (apertura il 7
febbraio alle 17) si svolge Paesaggi Nomadi e antichi muri, che nasce dalla sinergia tra
Marchè Nomade, Cinza Ornato – padrona di casa – e l’artista Andrea Maver, bolognese
da anni di stanza a Parigi, qui in una delle sue rare incursioni artistiche in città.

Imperdibile, poi, in questo nostro giro tra luoghi poco noti è Pietro, con Permanent Loss
of Signal personale di Valerio D'Angelo a cura di Niccolò Giacomazzi (opening 4
febbraio, 18.00 fino al 15 marzo) che presenta opere inedite e installazioni site-specific
che trasformano lo spazio in un ambiente di ascolto teso e inquieto per riflettere sul
bisogno di comunicare e sulla difficoltà di essere ascoltati.

Verso il finale vi riserviamo le chicche: partiamo dalla ex chiesa di San Nicolò di via San
Felice (che fu uno dei più antichi complessi monastici di Bologna), chiusa da moltissimi
anni e totalmente scoperchiata fin dalla Seconda Guerra Mondiale, che riapre
eccezionalmente in occasione di ART CITY per una mostra curata dall’Associazione Serendippo, ad oggi una delle realtà più intelligenti, creative e multiforme che la nostra
città possa vedere. Dal 3 all’8 febbraio 2026, è visitabile GAP, una collettiva composta di
installazioni, performance e interventi visivi che si inseriscono nel progetto di arte
contemporanea diffusa pubbliCITTÀ, ormai un vero e proprio marchio di interventi urbani
che l’associazione porta avanti da anni.

E concludiamo con la proposta più pazzesca, parlando di luoghi dimenticati: per la prima
volta l’arte contemporanea entra nel carcere della Dozza a Bologna, inserendolo nel
circuito di ART CITY 2026. Dal 6 all’8 febbraio, infatti, l’Associazione Acrobazie presenta
l’installazione di Anila Rubiku I’m Still Standing, un progetto, come dice la curatrice Elisa
Fulco che suggerisce l’importanza di adottare stabilmente nuovi modelli di pratica artistica
all’interno delle strutture detentive, con l’obiettivo di favorire la co-progettazione, la rilettura
in chiave innovativa del patrimonio culturale, e l’ideazione di nuovi servizi sociali in una
logica intersettoriale.

Luoghi nascosti, dimenticati, raramente o quasi mai aperti al pubblico, sono effettivamente
l’ossatura di una riscoperta della città che passa anche attraverso l’Arte. Noi ne abbiamo
suggeriti alcuni ma il consiglio e andarli a scoprire, questi luoghi, per crearsi una
personalissima mappa da consultare di tanto in tanto e apprezzare appieno una Bologna
che, in fatto di creatività e innovazione, non si dà mai per vinta.

Simona Pinelli, è da 20 anni esatti fondatrice e titolare di ComunicaMente, piccolissima
agenzia bolognese che riesce incredibilmente a sopravvivere lavorando solo in ambito
culturale. In ComunicaMente ha fatto confluire tutte le sue passioni – Arte, Musica,
scrittura, didattica, comunicazione, organizzazione – inclusi i suoi due grandi amori, il figlio
Riccardo e il marito Igor. Guarda con terrore ai prossimi 20 anni (che la porteranno vicina
agli 80) ma sa già che non riuscirà a non rimanere sul pezzo.