L’eterna impermanenza di Walter Chappell cattura lo sguardo a Modena

WCE 1706Una retrospettiva incredibile quella che puoi visitare negli spazi espositivi dell’ex Ospedale Sant’Agostino di Modena dedicata a Walter Chappell.  Il titolo Eternal Impermanence,  racconta l’essenza del lavoro del fotografo americano, protagonista controverso della fotografia americana del XX secolo, la cui opera, intensamente provocatoria così come la sua vita, è rimasta celata a lungo. Vale davvero la pena andarla a vedere portandosi a casa stimoli e sensazioni profondi.  Ne sono rimasta colpita ed entusiasta, era da tanto che non vedevo una mostra così bella.

La visione unica di Chappell, capace di trascendere il tempo e i soggetti ritratti, sarà presentata in anteprima mondiale attraverso un’ampia ricognizione: oltre 150 fotografie vintage, realizzate tra gli anni Cinquanta e i primi anni Ottanta, e la maquette originale di World of Flesh, libro rifiutato da vari editori americani – e dunque mai pubblicato – perché ritenuto all’epoca troppo esplicito nella sua celebrazione della vita e della natura. La mostra, prodotta da Fondazione Fotografia Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, è a cura di Filippo Maggia.

Il pensiero e la visione del mondo di Walter Chappell (1925-2000) muovono dalle ricerche spirituali ed intimiste sviluppate tra gli anni Cinquanta e Settanta da artisti come Minor White, di cui Chappell fu allievo, e Paul Caponigro, per poi approdare a un territorio personalissimo, in cui la fotografia diventa la narrazione di un’esperienza di vita a stretto contatto con la natura e il mondo, intesi come campo d’azione e specialmente d’interazione.

Prototipo dell’artista hippie, Chappell ha sempre rifiutato il concetto di arte come business, tenendosi lontano da gallerie e circuiti commerciali. Ha condotto un’esistenza appartata, bohemien e primitiva, all’insegna della celebrazione dell’amore come energia che regola il cosmo e della vita come flusso ciclico, nella sua fattoria di Velarde, nel New Mexico, costante approdo di artisti e figli dei fiori.

La carriera di Chappell nel campo della fotografia d’arte prende avvio dall’intuizione di una realtà più profonda combinata con una tecnica fotografica estremamente precisa, che culmina in ciò che lui stesso definisce camera vision. Spirito curioso e anticipatore dei tempi, Chappell ha fotografato numerosi soggetti, ma a stimolare più di ogni altra cosa la sua visione interiore è stata la natura evocativa del corpo umano, spesso in associazione alle forme del paesaggio e della vegetazione. Proseguendo nella sua ricerca, Chappell ha cercato di comprendere l’origine del flusso creativo, di quell’energia che scorre attraverso le cose e le collega come un filo sottile, dando loro senso. Parallelamente, i suoi soggetti fotografici divengono sempre più connessi fra loro e meno differenziati. Le scoperte di Chappell possono esprimersi in un autoritratto riflesso sul vetro di una finestra o negli infiniti riflessi della luce che danza sulla superficie dell’acqua, nella carne palpitante del ventre di una donna che partorisce una nuova vita, o, ancora, nei movimenti aggraziati della terra erosa dal tempo.  

Benché le sue radici affondino nella tradizione degli equivalenti di Stieglitz, molti considerano Chappell un pioniere al di fuori di ogni convenzione, creatore di una visione unica del paesaggio naturale, quel mondo che per tutta la vita ha amato fotografare e abitare. L’oggetto principale dei suoi interessi, nella vita come nell’arte, è stato il rapporto fra realtà e creazione, insieme al desiderio di esprimere efficacemente l’essenza di questi fondamenti filosofici attraverso il mezzo fotografico.

Interessante anche il contributo video dedicato all’Occupazione dei Nativi Americani di Alcatraz, la terra che nessuno voleva.

La retrospettiva Walter Chappell. Eternal Impermanence è stata inaugurata in occasione del Festivalfilosofia,  a Modena, Carpi e Sassuolo dedicato al tema “amare”.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Skira, corredato da tutte le immagini delle opere in mostra e da testi critici di approfondimento. In occasione della mostra è stata inoltre pubblicata e tradotta in italiano, sempre da Skira, la lunga intervista a Walter Chappell realizzata dal figlio Aryan, che ne raccolse le memorie biografiche poco prima della morte.