Emilia Romagna in transizione?

Molto più divertente delle solite idee. Cristiano Bottone, presidente di Transition Italia, ci racconta le città in transizione, processo ormai diffuso in tutto il mondo.

Cristiano,  qual è la differenza tra città in transizione e smart cities? Sono due realtà molto diverse. Le smart cities solitamente fanno parte di un progetto a partecipazione governativa che prevede finanziamenti importanti e accessibili solo a certi tipi di realtà; fanno focus sull’evoluzione tecnologica, anche sostenibile delle città, e su un uso più intelligente delle risorse attraverso la tec- nologia ma i tagli di investimento minimo sono molto grandi quindi vanno coinvolte realtà che sono in grado di fare azioni per milioni di euro.

L’idea delle città in transizione è diversa e si fonda sul concetto di ricollocare nelle mani del cittadino semplice il potenziale di attivare un processo di riprogettazione della sua comunità, dove per comunità si intende quel gruppo di persone che ci vive attorno e quindi varia a seconda delle situazioni. A Roma dove ci sono condomini anche di 3000 persone, il condominio può diventare una comunità in transizione, mentre in un paese come Monteveglio, fat- to di 5000 persone sparse su un territorio abbastanza vasto, queste rappresentano la nostra comunità. Le città in transizione sono un grande esperimento sociale, ormai diffuso in tutto il mondo, e man mano che cresce e si diffonde, ci consente di imparare qualcosa di più per riconvertire le nostre comunità in funzione di quello che verrà. Noi abbiamo un’ idea un po’ diversa rispetto alla crisi che stiamo vivendo e tutto quello che facciamo è orientato a creare nuovi modi per vivere in modo sostenibile soprattutto per reagire ai problemi che troveremo nei prossimi anni e che oggi sono sempre più tangibili e visibili a tutti. La transizione comincia a diffondersi in Turchia, in Nord Africa; sembra che l’idea che la transizione fosse un processo universale venga confermata da questa diffusione nel mondo.

E’ più facile riconvertire un comune piccolo rispetto a una città?
Per quello che abbiamo visto fino adesso, gli ostacoli sono più che altro di tipo psicologico ovvero si ha quella sensazione di poter parlare di più con le persone in una realtà piccola rispetto alla grande metropoli, ma nella pratica le due situazioni hanno esigenze diverse, per cui ci sono cose molto più facili da fare in città rispetto a una situazione rurale come quella in cui vivo io e viceversa. Ovviamente nel Comune di Bologna coltivare il proprio cibo non è banalissimo però, per esempio, è più facile fare efficienza energetica in città che in campagna.L’esperimento di Monteveglio è molto interessante perché sin dall’inizio abbiamo potuto lavorare in modo piuttosto stretto con l’amministrazione pubblica. Abbiamo potuto portare avanti contemporaneamente delle linee di lavoro che venivano dal basso ma che lavoravano in sinergia con indirizzi orientati “dall’alto”.

Dal nascere di una esigenza dei cittadini
l’ amministrazione, per esempio, poteva variare un regolamento oppure un determinato approccio ad un problema in modo che tutto funzionasse meglio. Da questo tipo di esperienza abbiamo capito quanto siano importanti tutti i livelli. Si può fare la transizione fino a un certo punto partendo dal basso, andando avanti bisogna coinvolgere necessariamente gli strati più alti.

Laddove ci è ancora difficile arrivare per ora osserviamo e cerchiamo di portare più consapevolezza sulla realtà, su un’idea di mondo che per noi non esiste.

Hai un ricordo o un’attività che tu ritieni importante in questi anni da transizionista?

Non ho il ricordo di un’ azione più importante, ma di qualcosa che continua ad essere sorprendente anche dopo 4 anni di lavoro, e cioè del tipo di relazione che si sviluppa in un contesto come questo. Chi affronta in modo un po’ approfondito il processo di transizione è come preso da una sorta di schizofrenia per cui può stare in questo stato in cui non hai più bisogno di tenere alti gli scudi, di difenderti da nessuno, di pre- occuparti di essere pugnalato alle spalle o aggredito, perché cambia proprio la qualità della relazione. Questa è la cosa più bella che c’è, cioè avere la sensazione che ci siano delle altre persone con le quali sta- re in pace e dare a questa pace un peso veramente rilevante. E’ buffo scoprire come quasi tutti nella loro vita non hanno mai vissuto quella condizione e quando la scoprono si trasformano, ed è questo che fa da motore a tutto il processo di transizione. Talvolta dietro le idee che ci fanno paura ci sta un mondo molto più interessante, divertente, godereccio simpatico di quel che conosciamo. Una volta raggiunta questa consapevolezza, abbandonare il mondo che conosciamo e che sembra darci tante cose diventa piuttosto facile, non è uno sforzo per nessuno. Una delle regole fondamentali della transizione è che se non ti stai divertendo c’è qualche cosa che non va.

Mi racconti di azioni di transizione, dal baratto all’orto comune?
È molto importante capire che le azioni di transizione non esistono; non necessariamente un modello buono è buono tutte le volte che viene riprodotto.

Ci sono azioni estremamente positive in un contesto e addirittura estremamente negativa in un altro. Transizionesignifica imparare a interpretare il proprio contesto per capire quali azioni intraprendere.  Un baratto può essere un’ ottima forma in un certo contesto, ma potrebbe non esserlo in un altro. Il mercatino degli agricoltori potrebbe essere una buona soluzione in una realtà e una pessima in un’altra. Idem per un Gruppo di Acquisto Solidale. Ci sono comunque temi che possono essere ripetuti in tutto il mondo come il tema del ritorno al cibo e di riappropriarsi della capacità di capire che cosa potremo mangiare, come si coltiva,  il coltivarselo da soli…. sono azioni trasversali e positive anche perché sono belle esperienze per le persone che le intraprendono. Al di là della capacità di produrre quantità significative di cibo queste azioni servono proprio a riappropriarsi di cose che abbiamo perduto lungo il cammino della società industrializzata e sono estremamente appaganti. Quando vedo i miei figli che litigano per mangiarsi l’ultima fetta di finocchio mi dico che qualcosa è cambiato perché non stanno litigando per le merendine. Il punto è che il cibo buono è davvero buono, è quello del resto che mangiano i miliardari, mentre noi siamo ormai abituati ad accontentarci di cose che assomigliano molto al cibo ma poco hanno a che fare con il cibo nella sua forma migliore.

 

Fate corsi di formazione?

La parola formazione mi sa di qualche cosa di stantio. Bisogna smettere di pensare che bisogna fare di formazione, facendo formazione si cerca di far diventare tutti uguali e si forniscono competenze che servono a competere sul mercato. Si cerca invece di fare educazione ovvero di tirar fuori dalle persone e cose che hanno dentro e di farle esprimere nel modo migliore con percorsi che lasciano giganteschi margini di libertà e di responsabilità; si fanno questi processi che si chiamano di ri-Abilitazione  per riscoprire le cose che hai dimenticato. Ogni bambino dovrebbe sapere come si fa a far crescere una pianta nel suo habitat naturale e ovviamente quasi nessuno lo sa più fare… per cui è importante trovarsi, incontrare persone che hanno questa esperienza da trasmettere e che ci  spiegano che per far crescere bene una pianta devi lasciarla stare, certo poi ti senti abbastanza inutile..

 

Quindi fare un orto non è così impegnativo come si pensa?

Non è così impegnativo seguire un orto che comunque va seguito, ma non come intendiamo noi. Nella  maggior parte dei casi le piante sanno benissimo cosa fare, l’ importante è aiutarle. E’ chiaro che se manca l’acqua la situazione diventa insostenibile.

 

Cosa pensate di questa crisi?

L’idea che abbiamo di questa crisi è semplice ma non è facile da far capire perché ha un impatto molto forte sulle persone. Questa crisi è semplicemente una crisi sistemica e quindi non è una crisi finanziaria ma una crisi che coinvolge il modo in cui abbiamo costruito il nostro sviluppo ed è dovuta al convergere di una serie di fattori sui quali ormai non abbiamo più controllo. Abbiamo costruito una società completamente basata sul petrolio a basso prezzo e ill petrolio a basso prezzo non esiste più e non esisterà più quindi la nostra risorsa fondamentale da cui dipendono tutte le altre è arrivata a metà del suo tempo vita e da adesso in poi sarà sempre meno disponibile. Di conseguenza a cascata tutte le altre materie prime saranno meno disponibili e costose oltre che le stiamo esaurendo proprio dal punto di vista fisico. Non abbiamo più le concentrazioni di materiali, minerali, metalli che ci servono per tenere in piedi una società fatta in questo modo. Tutta la macchina che abbiamo inventato si sta trovando senza i presupposti per esistere.

 

Avete mi pensato a una moneta alternativa? 

Quello della moneta è uno dei problemi a cui dobbiamo trovare una soluzione. Siamo anche bravi a trovare soluzioni. Una possibilità sarebbe l’uso delle monete complementari che però in Italia è diciamo proibito quindi come metodo alternativo si possono usare dei buoni di solidarietà, dei Buoni Locali Solidali (SCEC), che funzionano sostanzialmente come un buono sconto che permette di creare valore ed è un valore basato sulla fiducia tra le persone ed è uno strumento estremamente interessante per fare le riconversioni delle economie. Ci sono certe cose che sono impossibili da fare a livello locale se non si trovano dei meccanismi di compensazione. Si tratta di un sistema di sconto applicabile in modo volontario a chi entra nel circuito e che permette di gestire una parte del valore delle cose che facciamo. Per esempio se un pollo allevato “industrialmente” al supermercato costa tot, un pollo allevato secondo i principi di un’agricoltura sostenibile può costare di più e allora per colmare questo gap si può usare lo Scec:  ci mettiamo d’accordo e riconosciamo che a quel pollo applichiamo lo sconto che poi possiamo continuare a fare circolare e che posso usare per esempio per  comperare i libri di scuola di mio figlio. Ovviamente ci sono migliaia di esperimenti in corso per vedere quali sistemi  e strategie funzionano meglio.

 

Nessuno si rende conto dei rischi che stiamo correndo.

Sui media tradizionali le notizie non vengono date in modo da far capire alle persone in che situazione siamo ogg.  Siamo posizionati in una curva di crescita della temperatura che porta all’estinzione del genere umano nei prossimi duecento trecento anni. Questi sono i dati dei climatologi. Il problema è che quando lo sentì dire ridi (sogghignavo tra me e me un po’ preoccupata ndr) perché è talmente distante dalla tua percezione e non ti sembra essere vero ma se non prendiamo delle decisioni serie rischiamo di avere +3° a fine secolo.  Sarebbe un cambiamento devastante, rischiamo di non avere più l’acqua… La situazione è reale ed è ormai documentata, descritta in una tale quantità di lavori scientifici che ormai è stata riconosciuta da tutte le istituzioni principali. L’Unione Europea lavora sulle attività di adattamento climatico ma parlare di adattamento climatico vuol dire che ci siamo arresi. Tu non hai la possibilità di capire esattamente che cosa ti sto dicendo perché nessuno si è preoccupato di fornire tutto quel che serve per capirlo. Questa è la 1ª parte della transizione cioè di connettersi al mondo come ha fatto veramente,  solo dopo  puoi cominciare a immaginare le soluzioni.

 

Ma così non si rischia di terrorizzare le persone?

La realtà è la realtà,  la realtà per come è oggi fa paura, ma se c’è qualcuno che ci aiuta ad avvicinarci a questa realtà – ed è quello che si fa nelle fasi iniziali della transizione- qualcuno che ci aiuta a superare la fase di paura è meglio.

 

transitionitalia.wordpress.com/

http://bolognaintransizione.wordpress.com

it.wikipedia.org/wiki/Città_di_transizione

 Intervista di Beatrice di Pisa

L’incontro: 

ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA CRISI DELL’EURO

Relatore: Dottore di Ricerca Francesco Zardon (Comitato per la Fondazione della Moneta di Dono)

 www.aequilibra.it/

Sabato 27 ottobre 2012  ore 15

Centro di documentazione delle donne  – Giardini di via del Piombo 5 – Bologna

ingresso libero

transitionitalia.wordpress.com/