La libreria non più come un luogo solo letterario o culturale, ma come luogo del sapere e della crescita. Dalla nonna che compra il libro al nipotino all’intellettuale che cerca un saggio ricercato. Viaggio nel mondo delle librerie tra lettori, scelte d’autore, spazi urbani e librerie indipendenti. Intervista a Rossella Fava, della libreria Fairbook che da qualche tempo, ioltre alla libreria in via portanova ha assorbito la ex Pentragon di via Saffi.
Che ruolo ha una libreria nella nostra città?
E’ chiaro che il ruolo di una libreria in città e soprattutto di tipo sociale prima che commerciale. La crescita culturale di una città come Bologna, passa prima di tutto attraverso l’università, la stampa, gli enti formativi, le associazioni culturali, il cinema, il teatro etc. Una libreria non solo racchiude in se tutti questi modelli, ma rappresenta anche un momento di libertà e di scelta. La liberta di scegliersi il proprio sapere, la libertà di orientare le proprie scelte verso specifiche aree di interesse. Una città senza librerie è una città spenta, una città dimezzata. Infatti in tanti piccoli comuni privi di librerie, gli abitanti vivono questa mancanza come una mutilazione, insomma come se in quella città mancasse l’anima.
Com'è la tua esperienza in una libreria in pieno centro e adesso una fuori
porta...
Direi che non c’è una sostanziale differenza anche se sono in molti a pensare il contrario, infatti la tradizione libraria bolognese è tutta concentrata nel centro storico, mentre aree urbanisticamente congestionate con un rapporto di abitanti superiore sono privi di librerie. In centro si vive più freneticamente e la libreria è anche un luogo dove trascorrere qualche minuto o “farci un salto” durante la pausa pranzo. La libreria in centro è, in un certo senso più prestigiosa, più adatta a catturare nuovi clienti, ma credo abbia maggiore difficoltà a fidelizzarli, in quanto una parte importante di questi clienti è occasionale e quindi frammentaria, perché magari si trova in centro per caso, o per fare shopping etc. Fuori porta c’è una maggiore tendenza da parte dei clienti a fare di quella determinata libreria “la propria” libreria, perché rappresenta prima di tutto un servizio qualificato e quindi percepito come un autentico momento di crescita per il quartiere in cui sorge. E’ certamente più difficile avviare una libreria fuori porta proprio perché si può contare poco sul flusso occasionale e di passaggio, ma una volta avviata, credo posso dare anche maggiori soddisfazioni di una libreria in centro.
Si può ancora parlare di amore per i libri o le librerie o sono diventati un
po' un fast food del libro viste tutte le uscite incalzanti che ci sono?
Io credo che per molti lettori di libri valga, più che il “sistema” libreria, il loro modo di vederla, esattamente come per il cibo. Infatti la tua analogia calza perfettamente. C’è il fast food imperante ma molti stanno scoprendo lo slow food . Credo che anche per il libro possa valere questa regola. Chi ama davvero il libro cerca il confronto, nella ricerca del sapere prova un piacere “in sè”. La ricerca fra gli scaffali di qualche lettura che migliori la tua vita è affascinante. Cosa c’è di affascinante, invece, in una distesa di libri senz’anima? Certo sempre libri sono, ma in definitiva la realtà è quella che vedi con i tuoi occhi. Se ami davvero il libro non puoi amare il sistema “tutto esposto”, anche se in determinati contesti questo modello, a causa dei costi, è una scelta obbligata.
Voi siete anche editori..
Noi siamo anche editori. La nostra casa editrice si chiama ISMECA ed è impegnata nel campo dei nuovi autori e nel settore multimediale. Nel mese di marzo, nella collana Fonè di videopoesia, so0no usciti ben 45 nuovi titoli. Si tratta di un nuovissimo prodotto editoriale, siamo i primi a produrlo in Italia, e consiste in un DVD video con abbinato un libro confezionati insieme in un elegante box. Mentre subito dopo l’estate usciranno, sempre nel settore della poesia, i primi audiolibri. Un modo nuovo di diffondere la poesia e di superare gli ostacoli della sua lettura. Ma anche Fairbook è una casa editrice che, prima dell’estate, pubblicherà i suoi primi titoli.
Possono vivere le librerie "indipendenti" o solo le catena? cosa fa la differenza?
Oggi si parla molto delle difficoltà delle librerie indipendenti. Io credo che il problema esista ma è molto meno importante di quello che si pensa comunemente. Molte librerie, oggi, sono costrette a chiudere anche per aver fatto scelte iniziali scellerate, per esempio pagare affitti stratosferici per un libreria in centro. Altre per incapacità di adattarsi ai nuovi sistemi telematici o perché non hanno saputo “leggere” il cambiamento generazionale. O ancora sono posizionate su una vecchia logica di visual merchandising, oppure scontano la stanchezza di chi se ne occupa. Insomma, non è vero che le librerie sono difficili da gestire economicamente, occorre una nuova professionalità, un approccio più fresco al mercato, i negozi devono avere un anima, devono costruirsi una personalità non ridursi soltanto a quattro scaffali alla meno peggio, ed in questo fanno la differenza le catene, capaci di creare luoghi accoglienti, ordinati, funzionali etc. Per il resto sono convinta che la libreria indipendente può dare anche un miglior servizio al cliente proprio perché non dipende da un network. Solo che bisogna adattarsi ai cambiamenti ed io credo che fra qualche anno verrà fuori una nuova generazione di librai, giovane, intelligente e ambiziosa: c’è una vera riscoperta della professione di libraio fra le nuove generazioni.
Chi entra in libreria oggi? chi sono i lettori?
Il pubblico delle librerie,oggi, è molto variegato. Sbaglia chi pensa che in libreria entrano solo gli intellettuali o i lettori cosiddetti “forti”. La libreria non è più un luogo solo letterario o culturale, è un luogo del sapere e della crescita, in senso lato. Non c’è nulla che non si possa trovare in libreria e negli oltre 500 mila titoli in commercio. Ecco che entra in libreria il filosofo che predilige la lettura di certi saggi, ma anche la casalinga per il suo libro di ricette. La nonna che compra un libro per il nipotino o il lettore di romanzi. L’appassionato di automobili o il somelier che cerca i suoi libri sul vino. Insomma, io vedo la libreria in divenire, non un ammasso di libri, ma come recita il motto della Fairbook, il posto dell’anima.
www.fairbook.it
(giovanna fiorentini aprile 2008)







