Abbiamo intervistato Claudio Cardelli, vice-presidente dell'Associazione Italia-Tibet, per provare a capire qualcosa in più della situazione Tibetana.
Qual è la situazione attuale in Tibet?
La colonizzazione del Tibet si è concretizzata con la costruzione della ferrovia, inaugurata tre anni prima del previsto, per mezzo della quale ogni giorno arrivano in Tibet migliaia di Cinesi. Lo scopo della ferrovia è apparentemente turistico, in realtà tramite la sua costruzione si realizza un esproprio di materie prime perché essa attraversa luoghi strategicamente decisivi per l’economia Tibetana. Ovviamente la presenza Cinese provoca il risentimento dei Tibetani che si ritrovano emarginati nella loro stessa terra, un po’ come è successo ai nativi Americani.La propaganda Cinese dipinge i Tibetani come persone disadattate, alcolizzate, mendicanti. Mi fa ridere chi si scandalizza per l’immagine di un monaco Tibetano che lancia un sasso contro una vetrina di un negozio Cinese che vende cose rubate al Tibet. I Tibetani sono disperati ed esasperati ed hanno tutte le ragioni per sollevarsi. Oggi per alzare la testa ci vuole un coraggio da leoni perché in Cina vige un sistema di polizia che non perdona. Per me i Tibetani sono dei veri eroi ed io gli ammiro con tutto me stesso.
Perché la Cina è così interessata al controllo del Tibet?
Innanzitutto va detto che ci sono migliaia di soldati della Repubblica Popolare Cinese sui confini del Tibet con il Pakistan e con l’India, nonostante questo i Cinesi non sono capaci di dialogare e negano l’esistenza di un problema Tibetano. Poi c’è da considerare che il Tibet è un territorio enorme, grande quasi come l’Europa Occidentale, non è una regione marginale. Inoltre fra Tibetani e Cinesi esiste una grossa differenza culturale, non sono due popoli simili. Le tradizioni Tibetane sono tradizioni Indiane, non c’entrano con la Cina. Ad esempio la scrittura Tibetana è di matrice Indiana, non Cinese, così come la religione Buddhista. Il modello culturale Tibetano dà fastidio alla Cina perché rappresenta tutto quello che il Maoismo e la Rivoluzione Culturale hanno sempre odiato cioè un Paese soggiogato dalla religione, cosa che forse era vera in passato ma certamente non è più vera oggi. Va infine detto che il Tibet non è l’unico problema della Cina, ci sono tumulti in Turkestan, nel Sinkiang, ecc… Il Tibet è quello che riceve più attenzione in Occidente grazie anche alla figura del Dalai Lama. I Cinesi non sopportano la stima e il rispetto che nel mondo si nutre per il Dalai Lama, loro lo considerano un separatista, un delinquente.
A tuo giudizio le istituzioni stanno facendo abbastanza per condannare la rezione Cinese in Tibet?
Assolutamente No. I governi sono abbagliati dal miraggio del miracolo Cinese che dovrebbe risolvere tutti i problemi economici dell’Occidente. In realtà, al di là di singoli imprenditori che possono fare affari in Cina, noi non stiamo sfondando nel mercato Cinese ma anzi è l’economia Cinese che ci sta divorando. La Cina un po’ crea interesse ed un po’ fa paura, la concorrenza Cinese sta mangiando centinaia di posti di lavoro in Italia: solo nella mia zona, a Rimini, avranno chiuso tre-quattrocento laboratori tessili a causa della concorrenza Cinese. L’Occidente deve arginare la Cina, deve dargli uno stop.
Quali iniziative state organizzando per sostenere il popolo Tibetano?
Giovedì alle 16.30 in Piazza San Babila a Milano [poi spostata in Piazza della Scala ndr.] ci sarà una grossa manifestazione, organizzata da tutte le Associazioni di sostegno al Tibet, alla quale stanno aderendo tutti i sindacati e molti partiti politici.
A livello individuale cosa possiamo fare per dimostrare solidarietà al Tibet?
Molti comuni stanno scrivendo lettere e petizioni da spedire all’ambasciata Cinese. Bisogna fare pressing a tutti i livelli. Chiunque abbia un’associazione di qualsiasi tipo deve far sentire la propria voce soprattutto ai nostri governanti. Secondo i sondaggi, il 90% degli Italiani è favorevole al boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino 2008, bisogna che qualcuno ne tenga conto.
Cosa succederà adesso in Tibet?
Il pessimismo mi fa dire che ci sarà un macello. Spero che qualcosa possa far ragionare i Cinesi. Forse potrebbe essere la vicinanza delle Olimpiadi, se i Cinesi andassero avanti nella repressione comprometterebbero definitivamente l’immagine dei Giochi. Per salvare la faccia la Cina dovrebbe ritirarsi e dialogare con la controparte Tibetana concedendo anche solo una speranza. Altrimenti l’Olimpiade se la sognano. Questa è l’ultima occasione che la Cina ha per dimostrare di essere una nazione civile.
(Marco Billeci)