Il cibo “social”, tra nutrimento e pornografia: la mostra #foodporninUTILE dal 27 settembre alle Torri dell’Acqua di Budrio

foodporninutileLa mostra collettiva #foodporninUTILE, alle Torri dell’Acqua di Budrio (BO) dal 27 settembre al 26 ottobre prossimi, è una riflessione sull’ossessione contemporanea per il cibo, sulla sua spettacolarizzazione e sull’invasione senza precedenti di immagini di food nei media e sui social network.
 
34 milioni sono, ad oggi, le immagini condivise su Instagram con l’hashtag #foodporntermine coniato negli anni Ottanta dalla critica femminista Rosaline Coward e che oggi descrive la presentazione glamour, spettacolarizzata e provocatoria del cibo sui media.
 
Un vero e proprio fenomeno di costume e sociale che gli undici artisti del gruppo degli inUTILI, movimento d’arte e di pensiero, scelgono di svelare nelle sue contraddizioni e nei suoi eccessi con occhio ironico, dissacratorio e leggero.
Un mese di installazioni, pittura, fotografia, scutura, performances teatrali e convegni a tema food nella splendida cornice delle Torri dell’Acqua di Budrio
Una mostra teaser, un work in progress di cui verranno svelate le multiformi anime nei prossimi appuntamenti, a Bologna in occasione di ArteFiera 2015 e al grande evento dell’Expo milanese.

 

#foodporninUTILE | le opere

La degustazione perfetta
Federica BENATTI
Installazione site specific

Sensi ed emozioni si richiamano a vicenda come connessi da vasi comunicanti. Si evocano, si rincorrono e si mescolano come le note dello spartito della nostra memoria: gusto, tatto ed olfatto in particolare si insediano nei meandri più segreti del nostro cervello riaffiorando come e quando meno te lo aspetti. Immagini e suoni ne sono il richiamo. Nulla ha sapore ed odore così forte, intenso e piacevole come quello di un cibo assaggiato per la prima volta da bambini, in un contesto di gioia, libertà e spensieratezza: un cibo rubato di nascosto, un frutto raccolto al momento giusto, un piatto preparato con amore, la scoperta di un nuovo sapore. Attimi che saranno per sempre la sorgente di un piacere unico, struggente e commovente. Un piacere intimo, riservato e personale. Al buio, in silenzio, la mente ricostruisce quello scenario: percorsi, luci, suoni, voci, odori, ancore delle nostre emozioni, come le briciole di Pollicino accompagnano lo spettatore in un’esperienza di totale immersione nei propri ricordi, alla ricerca della personale degustazione perfetta.

Fotofitoporn
Stefano DALL’OMO
Installazione site specific

Un’installazione che inequivocabilmente parla della rete, del web.
Una rete alla quale la natura sembra ancora aggrapparsi drammaticamente. Le foglie stanno cadendo, o sono ormai cadute.
Rimangono impigliate invece tutte quelle foto di cibo (e non solo) che hanno preso il sopravvento sulla nostra attenzione.
Internet nel nostro quotidiano ci distrae dal vero, dal reale naturale.
Sembra che tutte le energie siano rivolte a un accumulo quasi compulsivo di scatti che hanno come soggetto il cibo e che non soddisfano solamente i nostri bisogni di nutrimento ma appagano anche quella dipendenza dalle immagini che ormai si è impossessata del nostro tempo, del nostro quotidiano, della nostra vita?

inUTILFOOD
Susanna DE PAOLIS
Installazione

L’opera è un’installazione composta da 32 scatolette di latta per alimenti, del formato tipico di 350gr. Ognuna dentro una cornice in una composizione di 8 file verticali e 4 file orizzontali di cornici+ scatoletta. È una chiara citazione dell’opera di Andy Warhol delle 32 diverse zuppe Campbells.
Le etichette rappresentano i cibi e relative ricette, piuttosto elaborati, quanto improbabili, a voler evidenziare l’attuale tendenza di una fruizione più visiva, ideale, addirittura virtuale, del cibo.
Il paradosso di immaginare queste elaboratissime pietanze all’interno di una scatoletta, pronte ad essere consumate, ci porta a riflettere sull’assurdo di certe realizzazioni culinarie e sulla loro eccessiva spettacolarizzazione ed esibizione, in contrasto con la funzione invece “popolare” della scatoletta. Una riflessione su forma (fine a se stessa) e sostanza.

Gravity
Luca GUENZI
Pittura

“Ho una certa ossessione per il cibo.
Per me rimane sempre un grande momento di gioia, di conforto:
mentre ci penso, quando lo compro, lo preparo e, soprattutto, quando lo mangio.
Spesso però dopo mi pento, perché ogni volta eccedo per quantità o qualità. E così la mia pancia cresce, cresce, cresce. Non mi rendo conto di quanto si espande. Se mi vedo in foto non riconosco quella ”massa” come la mia. Così ho pensato di farmela amica, di imparare a conoscerla, analizzandola per poterla curare e magari eliminare. Per questo ho deciso di ostentarla. Diventa un contenitore, ogni volta diverso, di una mangiata luculliana, che soddisferebbe almeno tre persone.
Buon appetito!”

Pane quotidiano
Silla GUERRINI
Fotografia

“Con la volontà, che mi appartiene, di creare condivisione, di costruire piccoli ponti di comunicazione tra gli individui, di generare sinergie, il progetto coinvolge una serie di donne. Continua la ricerca sul tema della Dea Madre. La donna con i propri cicli rimane profondamente, intimamente e fisicamente legata alla terra, ai suoi ritmi, al tempo, alle stagioni, al cibo. Per sua natura accoglie, procrea e nutre.

Le donne coinvolte mostrano le loro differenze in un gioco ironicamente metaforico associando la loro parte più intima e unica per ogni donna (la propria femminilità e le modalità soggettive di viverla) col pane, che ha in sé sacralità, tradizioni e significa nutrimento. I corpi nudi sono ritratti su tessuti personali che, per ognuna, hanno un significato particolare, come l’oggetto transizionale per un bambino: chi ha portato il propriofoulard,chilacopertapreferita,chil’abitodiungiornoparticolare. Conl’inserimentodiquesto elemento vive anche l’altro tema della mia ricerca: i feticci. Oggetti che rappresentano esistenza, concorrono a creare la storia degli individui; di loro facciamo fatica a disfarci. Rappresentano un mondo di legami e affetti che non vogliamo perdere”.

CMCC (Cibo Macchina Corpo Cacca)
Luciano LEOMBRUNI
Tecnica mista

“In questo disastro politico-economico e culturale delle élite democratiche e repubblicane, ove le classi medio/povere si stanno sempre più unificando verso il basso, noto come curiosamente cresca a dismisura l’ossessione per il cibo, forse, significa che ci stiamo avvicinando ad una grande carestia.
Tutti mangiano sempre e ovunque, parlano in continuazione del cibo; tutti cucinano (almeno sembra, in TV) o chissà. Nella realtà pochi cucinano, delegando l’alimentazione alle grandi multinazionali.

In fondo il nostro corpo è una macchina con diversi processi che sminuzzano, rotolano e macinano, e alla fine producono cose oggettive.
Flussi di liquidi, di aria, sangue, sonori, e di cacca, secondo leggi di produzione incessanti. Il flusso nutritivo va per un percorso lineare, macchina-bocca, macchina-stomaco, macchina-intestino, macchina- deretano. Tutto questo gran parlare di cibo, in fondo è inutile: tutto si trasforma in C.

Il cibo viene concepito così fra il fisiologico e il grottesco”.

Cibo da favola
Stefania MAGNI
Tecnica mista

“Ho da sempre lavorato con le favole, anche inventandole, illustrandole in tavole su quadri, muri e soffitti. Qui ho immaginato come i miei personaggi si sarebbero comportati se fossero vissuti ai nostri tempi e avessero seguito le mode del momento. Contestualizzati quello che succede rispetta gli avvenimenti di cronaca dei nostri giorni.

Così Biancaneve cucina strudel di mele per i suoi nanetti che muoiono avvelenati, Cenerentola mette messo su un catering di tortelloni di zucca, e così via. I media contemporanei e i social network diventano così il veicolo di diffusione delle favole.
Ogni favola aveva una sua morale, che viene ora stravolta.”

Specchio riflesso
Federica MAZZONI
Pittura

Una storia raccontata attraverso le immagini. Una storia in cui tutti si potranno specchiare. Ci sarà chi non vedrà nulla, ma molti, ne sono certa, “vedranno “ altro e oltre ciò che è la mia visione delle cose. Useranno la storia di Jo per ricostruire una loro storia, personale e unica.
Sarà un soffio, un pugno, un contatto, un’adiacenza, un orrore, un dolore, un sorriso, una fuga, un ammiccamento, un disinteresse.

Nella prima immagine c’è lei, Jo, il suo viso. Si presenta “io sono Jo”.
È una ragazza come tante che soffre di un grave disturbo alimentare; è bulimica. Nessuno lo sa, dei suoi amici e dei suoi famigliari. Così come accade per tutte le persone affette da questa malattia. Perché ci si nasconde dietro essa per sopravvivere a una vita che si pensa di non essere in grado di vivere al meglio. È ciò che si mette sulla bilancia per farcela ogni santo giorno: un quintale di cibo che produce potenti scariche di immediata gratificazione. Tutto questo ha un costo: una splendida gabbia, dove nessuno può entrare. All’improvviso non sai più chi sei. Sai solo che sei una bulimica. Tutto il resto non conta.
Resti lì, immobile. Il mio lavoro è un urlo corale. Non è solo Jo, siamo tutti.

Rusticano
Lorena MENZANI
Video

II tempo scorre veloce: oggi l’uomo osserva un bel piatto con superficialità e gli dà il valore di un attimo, di un click. Il prima e il dopo perdono il loro significato più reale. È un azione inutile?
“… per coloro che hanno una paura tale da perdere il controllo del loro cosmo, da temere di finire nel caos della follia.“

Il Rusticano, che diventa la metafora di tutto ciò, produce generosamente frutti e raccoglie acqua. Come la donna l’albero ha le sue stagioni e le sue fasi di crescita, ha il suo inverno e la sua primavera. È considerato immortale, perché i suoi semi continuano a dare vita, è la sede di un intera catena alimentare. Gli alberi sono sempre stati oggetto di profonda devozione proprio per questo e per ciò che di vitale sanno dare: legna da ardere, per cucinare per produrre oggetti, per curare e non ultima, la possibilità di arrampicarsi e guardare lontano.

L’albero è il pianeta è Vita.
Cibo #1 Cibo #2
Salvatore PELLITTERI
Pittura

Mens sana in corpore sano
Laura SOPRANI
Scultura

“Noi siamo quello che mangiamo” dice il filosofo tedesco L. A. Feuerbach. Infatti il cibo influenza il fisico ma anche la coscienza ed il modo di pensare. Vi sono cibi che ammalano e cibi che guariscono.
Cibo inquinato, contaminato, avariato, chimicamente alterato, in eccesso, ma anche povertà di cibo. Quante se ne sentono ogni giorno? Chi ci protegge veramente da tutto questo?

Coloro preposti a farlo, sono parte di quell’immenso serpente mondiale che striscia su un tappeto di denaro, di potere e di controllo.
Per cambiare è necessaria “consapevolezza“, e noi siamo davvero certi di essere consapevoli del cambiamento del quale siamo sempre più spettatori passivi? Anche noi dovremmo tenere il passo adattandoci alle regole dei mercati globali? Anche noi dovremmo investire sfruttando al massimo il nostro territorio depredandolo di tutte le risorse di cui dispone per trarne il maggior profitto economico possibile? Siamo fatti di cibo, di acqua che beviamo, di aria che respiriamo, di pensieri e di tutto ciò che arriva dall’esterno. Dalla qualità e dalla purezza di tali sostanze il nostro organismo trae il benessere fisico, mentale, emozionale e spirituale.

Ma l’attenzione è sempre più bassa e i ritmi frenetici non aiutano a dare la giusta attenzione all’importanza di nutrire il nostro corpo oltre che a saziarlo.

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