Cara Medea

Al via l’estate bolognese di Teatri di Vita
In un viaggio tutto contemporaneo dedicato al classico mito di Medea
In scena il debutto di Francesca Ballico che presenta uno studio di “Cara Medea” di Antonio Tarantino
TEATRI DI VITA
22 – 25 luglio  ore 21.15
www.teatridivita.it/

In quanti modi e per quante ragioni si può uccidere le persone più care? Per vendetta, emarginazione, politica, religione? Nell’estate bolognese si insinua l’ombra di uno dei delitti più inquietanti, un delitto che però viene da molto lontano e porta il nome dell’assassina Medea. Madre, donna tradita, sedotta e abbandonata, ma anche straniera emarginata: nell’estate di Teatri di Vita Medea ha la voce di Antonio Tarantino e Francesca Ballico, che porta in scena la nuova produzione del teatro bolognese, con uno studio di Cara Medea, il fulminante monologo del pluripremiato drammaturgo italiano. Il debutto dello spettacolo si terrà giovedì 22 luglio alle ore 21.15 nella fresca cornice estiva del Parco dei Pini e sarà riproposto fino a domenica 25 luglio.
Cara Medea si inserisce all’interno del festival estivo Cuore di Medea, in programma dal 22 al 25 luglio a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, www.teatridivita.it; info: 051.566330), con teatro, cinema, incontri con gli autori, in continuità con la stagione teatrale appena conclusa, interamente dedicata al mondo femminile.

Cuore dell’estate di Teatri di Vita una nuova produzione del teatro bolognese, uno studio diretto e interpretato da Francesca Ballico, che dopo il suo ultimo lavoro dedicato alla maternità (Quel che si chiama vita), porta in scena le parole di Antonio Tarantino in Cara Medea. Fulminante e coinvolgente monologo del 2004, Cara Medea trasferisce il classico mito della infanticida ai giorni nostri, facendole indossare i panni di una straniera in viaggio attraverso le guerre e le migrazioni. Tra violenze sessuali da parte dei soldati, e un contesto di ferocia brutalità, l’immagine femminile rispecchia l’anima lacerata di una donna aggredita dalla contemporaneità. Dai Balcani al Caucaso, in un filo rosso che segna guerre e migrazioni, lo spettacolo crea una macedonia linguistica che tritura le parole di una Medea calpestata dalla storia, brutalizzata, che uccide quasi d’impulso. Nella semplicità naturale degli abusi, filtrano migrazioni che si mescolano nel tempo e nella geografia dell’umiliazione dei massacri. Dalle parole faticate di chi è sempre straniero, ad un corpo intruso e inopportuno, Medea incarna chi vive agli angoli delle strade delle nostre città così come chi si trova a vivere la condizione di immigrato.